COMUNICATO STAMPA. . . COMUNICATO STAMPA. . . COMUNICATO STAMPA
Also available in English, French, German, Polish, Spanish

CONFERENZA STAMPA, 19 LUGLIO, 18.30pm

GARDEN COURT CHAMBERS, 57-60 Lincoln's Inn Fields, London, WC2A 3LS

EMINENTI AVVOCATI BRITANNICI SCRIVONO ALLA CORTE D’APPELLO DEGLI USA SUL RAZZISMO NEL CASO
DI UN GIORNALISTA NEL BRACCIO DELLA MORTE

Oltre 180 tra i più eminenti avvocati del Regno Unito hanno sottoscritto una lettera promossa da Ian Macdonald QC e Legal Action for Women, diretta alla corte d’appello degli Stati Uniti, mettendo in luce il razzismo del processo originale del Sig. Mumia Abu-Jamal e delle udienze successive. Dopo 24 anni nel braccio della morte in Pennsylvania, al Sig. Abu-Jamal, un giornalista insignito di vari premi, condannato nel 1982 per l’uccisione di un agente di polizia, è stato concesso un appello che, se ha successo, potrebbe risultare in un nuovo processo. Questa sarebbe la prima volta che la sua versione del caso contro la condanna sarebbe ascoltata davanti a una giuria.

Tra i firmatari figurano: molti Queen’s Counsel [QC: patrocinanti della Corona, un titolo onorifico concesso a pochi avvocati]; penalisti di fama, in alcuni casi nomi famosi come Michael Mansfield QC, Helena Kennedy QC, Lord Gifford QC, Gareth Pierce, Clive Stafford Smith e Geoffrey Bindman; esperti di appelli nel Privy Council nei casi di pena di morte comminata nei Caraibi; molti esperti in casi di discriminazione razziale e di genere, e un professore di diritto. Il 20 luglio, Robert R. Bryan, il principale avvocato per il Sig. Abu-Jamal, presenterà le conclusioni iniziali per l’appello su questioni come l’uso del razzismo da parte dell’accusa nella scelta della giuria e come la pena di morte.

Ian Macdonald QC, penalista e principale autorità nel Regno Unito sulla legge sull’immigrazione e l’antirazzismo dichiara:

"Si tratta di un caso assolutamente inconsueto: anche se ha luogo in un tribunale degli Stati Uniti, nel Regno Unito esiste una grandissima preoccupazione nella professione legale per la straordinaria iniquità del processo originale. Come membri di quest’eminente professione, che pretende di lavorare per la giustizia, ci sentiamo obbligati a rendere pubblica la nostra grave preoccupazione. Non c’è dubbio che quanto avviene nei tribunali degli Stati Uniti influenza il clima legale nel Regno Unito."

Riferendosi al retaggio legale comune tra Regno Unito e Stati Uniti che, "sin dal tempo della Magna Carta del 1215 assegna un posto di primaria importanza alle ben note nozioni di procedura corretta e processo equanime" per giustificare il loro intervento, la lettera degli avvocati britannici elenca alcune delle più evidenti, scandalose irregolarità e l’aperto pregiudizio razzista di Albert F. Sabo, il giudice del processo. Il Giudice Sabo non fu solo sentito dire che avrebbe aiutato l’accusa a "friggere il negro", ma allontanò dall’aula il Sig. Abu-Jamal per periodi cruciali del suo processo e gli negò il diritto a rappresentarsi da solo, permise all’accusa di calunniare l’imputato, e dimostrò uno sfrenato favoritismo nei confronti dei candidati bianchi per la costituzione della giuria.

La preoccupazione che il Sig. Abu-Jamal possa avere un nuovo processo deriva anche dall’opposizione alla pena di morte. Il suo caso è un test chiave di assassinio giudiziario. Migliaia di vite dipendono dal suo esito, a cominciare dalle 3.370 persone nel braccio della morte, con le persone nere e altre persone di colore in numero sproporzionato rispetto alla popolazione.* Il Sig. Abu-Jamal non aveva condanne penali prima del suo arresto. La determinazione di polizia, accusa e giudice di negargli un processo equanime e giustiziarlo suggerisce chiaramente che questo straordinario giornalista, promotore di molte campagne, viene processato per la sua storia di denuncia del razzismo, della brutalità e della corruzione della polizia di Filadelfia, e per la sua continua opposizione alla politica e alle pratiche del governo degli Stati Uniti. Che cosa significa per l’opposizione politica all’interno di una superpotenza se le critiche alla politica del governo può essere liquidata in questo modo, così sfacciatamente anti-democratico? Quando si permette che lo standard della giustizia all’interno di una superpotenza scenda a questo livello, il resto del mondo ne viene inevitabilmente influenzato.

Gli avvocati invitano i tribunali degli Stati Uniti a rettificare l’azione del Giudice Sabo, un giudice razzista, un boia, perché non venga preso come il volto della giustizia degli Stati Uniti.

Legal Action for Women commenta:

"Da molti anni appoggiamo la lotta del Sig. Abu-Jamal per un nuovo processo e lo scorso ottobre abbiamo avuto la prima opportunità di fargli visita in prigione. Con Ian Macdonald abbiamo promosso questa lettera per contribuire ad assicurare che quest’uomo straordinario, che corre un grandissimo pericolo di assassinio giudiziario, e il cui caso contro la condanna non è stato mai ascoltato da una giuria, ottenga ciò a cui tutti abbiamo diritto: un processo equanime."

* NAACP-LDF Death Row USA (April 1 2006)

Informazioni generali

Mumia Abu-Jamal è un giornalista insignito di vari premi che, negli anni che hanno portato al suo arresto il 9 dicembre 1981, aveva attivamente denunciato la corruzione, il razzismo e la violenza della polizia contro i Neri e altra gente di colore. Nonostante le severe restrizioni sui suoi contatti con l’esterno, tra cui la quantità di materiale scritto che gli viene permesso di ricevere, il Sig. Abu-Jamal ha continuato il suo lavoro da dentro la prigione, registrando settimanalmente Dispatches From Death Row [Messaggi dal braccio della morte], incisivi commenti radiofonici per Prison Radio, che vengono trasmessi da 100 stazioni. Il Sig. Abu-Jamal scrive anche per altre pubblicazioni. Da quando si trova in prigione ha scritto cinque libri tra cui: Live From Death Row [Vita dal braccio della morte] e più di recente We Want Freedom: a Life in the Black Panther Party [Vogliamo la libertà: una vita nel Black Panther Party]. 

La determinazione del governo degli Stati Uniti di uccidere il Sig. Abu-Jamal deve essere vista nel contesto del trattamento di altri giornalisti, molti dei quali sono stati uccisi perché tentavano di dire la verità. Il suo lavoro di "avvocato di prigione", che fornisce regolarmente consulenze legali ad altri detenuti, ha portato al suo riconoscimento da parte della US National Lawyers Guild, una prestigiosa organizzazione di avvocati negli Stati Uniti il cui fine è di eliminare il razzismo e difendere i diritti civili, legali e umani. Il Sig. Abu-Jamal racconta la storia di avvocati di prigione come lui in un libro di prossima pubblicazione.

La lotta di Mumia Abu-Jamal per ottenere un processo equanime gli ha guadagnato l’appoggio di decine di migliaia di persone di tutto il mondo, tra cui l’Arcivescovo Desmond Tutu, Nelson Mandela, il Parlamento Europeo, Alice Walker, Paul Newman, Sister Helen Prejean, Danny Glover, Rage Against the Machine, i Consigli Comunali di Detroit e San Francisco, Amnesty International e molti altri. Varie città, tra cui Parigi, e, in Italia, Venezia, Palermo e Cosenza, gli hanno conferito la cittadinanza onoraria.

Le accuse mosse contro il Sig. Abu-Jamal per screditarlo, secondo cui, per esempio, non ha mai raccontato quello che successe quella notte, ignorano l’evidenza secondo cui il Sig. Abu-Jamal venne ferito al petto e svenne poco dopo essersi avvicinato al luogo del delitto e quindi non sa niente di quello che vi accadde.

Mumia Abu-Jamal commenta:

"Rimango innocente. Un tribunale non può render colpevole un innocente. Qualsiasi sentenza fondata sull’ingiustizia non è giustizia."

Robert R. Bryan, il suo principale avvocato commenta:

"Il caso di Mumia sta ora andando avanti e può procedere a grande velocità. Le autorità vogliono ridurre al silenzio la sua voce e la sua penna. In oltre trent’anni di dibattimenti di casi da pena di morte, non ne ho mai visto uno in cui il governo vuole con tanta determinazione uccidere un cliente."

Garden Court Chambers
57-60 Lincoln's Inn Fields
London, WC2A 3LS

Vi scriviamo sul caso del Sig. Mumia Abu-Jamal, un giornalista insignito di vari premi che da quasi un quarto di secolo si trova nel braccio della morte in Pennsylvania, e a cui la Corte d’Appello degli Stati Uniti a Filadelfia ha recentemente concesso una revisione della sentenza di condanna.

La revisione è stata concessa dalla Corte su tre questioni, ognuna chiaramente di enorme importanza internazionale.

Questo è di grande interesse per noi qui nel Regno Unito perché:

1) abbiamo un retaggio legale comune che, sin dal tempo della Magna Carta del 1215 assegna un posto di primaria importanza alle ben note nozioni di procedura corretta e processo equanime.

2) queste nozioni comuni garantiscono a tutti, cittadini o stranieri che appaiono davanti ai nostri tribunali sotto accusa di gravi reati, un processo con una giuria di propri pari e un giudice che sia insieme indipendente e senza pregiudizi.

Dove i nostri sistemi differiscono attualmente è sulla questione della pena di morte. Il Regno Unito ha abolito la pena di morte nel 1965 con il Murder (Abolition of Death Penalty) Act. Da quell’epoca la pena di morte è stata abolita o sospesa in tutti i paesi dell’Unione Europea e in tutti i paesi membri del Consiglio d’Europa, compresa l’ex-Unione Sovietica.

In quelle parti dei Caraibi dove vige ancora la pena di morte, il Privy Council, la corte suprema del Commonwealth britannico, ha decretato che tenere una persona nel braccio della morte per più di cinque anni costituisce un trattamento inumano e degradante e quindi incostituzionale.

Inoltre, più di recente, il Privy Council ha decretato che la prescrizione obbligatoria di imporre una pena di morte per omicidio è incompatibile con il diritto a non essere soggetti a una punizione inumana o degradante incorporato nelle costituzioni dei Caraibi Occidentali, di Giamaica e delle Bahamas (vedi The Queen v Reyes (2002) 2 WLR 1034; The Queen v Lambert Watson (2005) 1 AC 472: (2004) 3 WLR 841; The Queen V Bowe and Davis  [2006] UKPC 10). 

Nella giurisprudenza del Tribunale Europeo dei Diritti Umani è stato decretato che estradare una persona e farle affrontare l’esperienza del braccio della morte equivale a un trattamento inumano e degradante e viola l’Articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani (Soering v United Kingdom 1989 11 EHRR 439).

Nell’evoluzione del nostro sistema legale, i maggiori fattori che hanno portato all’abolizione della pena di morte furono:

(1) la scoperta che delle persone innocenti erano state condannate e giustiziate, e

(2) una serie di dubbie condanne, dove i processi erano viziati dalla mancanza di equanimità, dal pregiudizio e dal fatto che importanti elementi di prova non erano stati rivelati dagli organi che presiedono all’applicazione delle leggi in vigore.

Per quanto riguarda il pregiudizio, il requisito secondo cui il processo deve essere celebrato da un "tribunale imparziale" incarna la protezione contro il pregiudizio effettivo o presunto, e vale tanto per il giudizio che per la giuria. In Porter v Magill (2002) AC 357, la Camera dei Lord ha fissato il test che vale per i tribunali britannici. Il tribunale deve prima verificare tutte le circostanze attinenti il caso, e poi chiedere se tali circostanze potrebbero portare un osservatore equanime e informato a concludere che c’è stata una possibilità reale che il tribunale fosse prevenuto.

Perciò le ragioni per cui guardiamo con particolare interesse alla revisione della sentenza di condanna del Sig. Abu-Jamal sono:

(1) le serie e preoccupanti asserzioni che l’equanimità del processo del Sig. Abu-Jamal fu irrimediabilmente compromessa dal razzismo; e

(2) il fatto che il Sig. Abu-Jamal è venuto identificandosi in maniera assolutamente unica con il movimento contro la pena di morte che cresce in ogni paese, compresi gli stessi Stati Uniti, dove viene praticata di più. Perciò l’interesse e la preoccupazione riguardo al suo caso trascendono i confini nazionali.

Il nuovo sviluppo nel caso del Sig. Abu-Jamal è che per la prima volta in 25 anni un tribunale ha emesso una decisione che potrebbe alla fine risultare nel fatto che questa persona ammirabile sia sottoposta a un nuovo e più equanime processo e portare alla sua probabile liberazione.

Scriviamo come avvocati che esercitano nel Regno Unito che, avendo un comune retaggio legale con le nostre controparti negli Stati Uniti, sono turbati dalla serietà delle asserzioni secondo cui questa condanna è viziata in maniera fondamentale dal razzismo che sembra aver permeato il caso dalla notte dell’arresto del Sig. Abu-Jamal nel 1981.

Una questione significativa che si presenta alla corte in quest’ultima revisione è se la sistematica rimozione delle persone nere dalla giuria da parte dell’accusa abbia minato alla base l’equanimità dell’intero procedimento giudiziario. L’accusa usò ricusazioni perentorie per rimuovere le persone dotate dei requisiti necessari la cui unica differenza rispetto agli altri candidati per la giuria era il colore della pelle. Questo sembra essere stata pratica comune specialmente per l’accusa in questo caso. Ciò non sarebbe mai stato permesso nella nostra giurisdizione e, come sapete, la Corte Suprema degli Stati Uniti decretò qualche anno fa che tale pratica non è equanime. È questo il precedente su cui ci si basa per mettere in discussione il caso del Sig. Abu-Jamal.

Siamo tuttavia consapevoli che, dall’epoca di quella sentenza, in casi simili i tribunali di livello inferiore hanno razionalizzato e scusato la manipolazione razzista della scelta della giuria da parte dell’accusa, il che ha avuto come risultato finale l’esecuzione della vittima di questo razzismo. Siamo preoccupati che in questo caso la legge per come viene fissata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti venga violata di nuovo dal razzismo di un tribunale di livello inferiore.

Un’altra questione che è stata accordata per la revisione federale comprendeva la condotta affetta da pregiudizi del giudice del tribunale, Albert Sabo, ora deceduto, nell’udienza successiva alla condanna. Nel concedere una revisione del comportamento di questo giudice, la Corte Federale ha chiaramente mostrato la preoccupazione dovuta per l’evidente pregiudizio e la condotta razzista del giudice che permeò il processo del Sig. Abu-Jamal.

Tra i membri della nostra professione è largamente noto che il razzismo del Giudice Sabo non fu confinato all’occasione dell’udienza successiva alla condanna e nemmeno solo a questo processo, ma che il giudice aveva una reputazione di pregiudizio e parzialità, e che fu responsabile di mettere più gente nel braccio della morte che qualsiasi altro giudice negli Stati Uniti. Si dice che non sia un caso che quasi tutti quei detenuti fossero Neri. Per la stessa ragione che obiettiamo quando il Giudice Jeffries, il giudice delle impiccagioni del 18° secolo, viene preso per il volto della giustizia britannica, nessuno nel vostro paese vorrebbe che il Giudice Sabo venisse preso per il volto della giustizia degli Stati Uniti.

Sappiamo che il Sig. Robert R Bryan, il difensore principale del Sig. Abu-Jamal, ha intervistato numerose persone che erano presenti non solo al processo del 1982 ma anche alla successiva udienza probatoria – tutte testimoniarono della condotta razzista del giudice, che era nello stesso tempo aperta e sottile. Il Giudice Sabo discriminò il Sig. Abu-Jamal in modi che concernevano chiaramente la sua razza e diede aperto sfogo ed espressione a opinioni politiche razziste.

L’esempio più eclatante fu il commento del giudice, sentito da una stenografa, che avrebbe aiutato l’accusa a "friggere il negro".

Inoltre il Sig. Abu-Jamal insistette ripetutamente sul suo diritto a rappresentarsi da solo dato che l’avvocato nominato d’ufficio dal tribunale non era preparato e aveva fatto molto poco per investigare sul suo caso. Il Giudice Sabo negò all’imputato questo diritto fondamentale. Quando protestò, il Sig. Abu-Jamal venne allontanato dalla corte. Come conseguenza il Sig. Abu-Jamal non fu presente durante una larga parte del proprio processo e fu perciò essenzialmente processato in contumacia.

Ci sembra sia una questione di un qualche significato che al Sig. Abu-Jamal venisse negato il diritto a rappresentarsi da solo proprio nel momento del processo in cui si stavano passando al vaglio i candidati per la giuria. Il risultato fu che l’accusa fu in grado di rimuovere i giurati neri, mentre al Sig. Abu-Jamal venne negato il diritto di porre domande a dei giurati chiave.

Il Giudice Sabo permise anche all’accusa di indicare che il Sig. Abu-Jamal aveva fatto parte del Black Panther Party come se questo costituisse reato e giustificasse la condanna a morte. I testimoni confermano anche che il giudice dimostrò di favorire i testimoni e i giurati bianchi, permettendo a un giurato bianco di prendersi del tempo libero ma negando la stessa richiesta a un giurato nero, cosa che fece lasciare la giuria a quel giurato. I testimoni rivelano come il giudice esprimesse la sua disapprovazione dei giurati di colore alzando gli occhi al cielo e nell’inflessione della voce, il che era destinato ad avere un impatto terribile sui giurati.

Altri testimoni sentiti dal Sig. Bryan confermano che il trattamento del Sig. Abu-Jamal da parte della polizia fu straordinariamente razzista. Più di un testimone sentì la polizia riferirsi al Sig. Abu-Jamal come "negro" e dopo il suo arresto gli sbatterono la testa contro un palo anche se era gravemente ferito dato che gli avevano sparato al petto. Inoltre la polizia diede alla giuria un’evidente e chiara dimostrazione del suo appoggio a una sentenza di condanna affollando il tribunale di poliziotti in divisa. Conosciamo bene questo razzismo della polizia o il tipo di tattica usato qui in tribunale – tale comportamento ha condotto ad alcuni dei più famigerati "errori" giudiziari nel Regno Unito, dove le condanne non vennero cassate dalla Corte di Appello fino a molti anni dopo.

Sappiamo che queste questioni devono essere sottoposte a revisione in questo nuovo appello, che offre alla corte un’ultima possibilità per raddrizzare questi torti. Adesso che siamo nel 21° secolo speriamo e confidiamo che la corte e l’opinione pubblica negli Stati Uniti siano consapevoli della forte preoccupazione al di fuori degli Stati Uniti che si tratti questo razzismo nei termini più forti e più chiari. Questo è specialmente urgente alla luce del disastro del ciclone Katrina a New Orleans, dove gli spettatori televisivi di tutti i paesi del mondo hanno assistito a una dimostrazione senza precedenti di razzismo su scala enorme, permessa (alcuni direbbero incoraggiata) dal governo degli Stati Uniti.

Vorrete sapere che i firmatari di questa lettera lavorano da molti anni nel sistema giudiziario, che tutti hanno lavorato in casi che hanno sfidato varie forme di razzismo, e che alcuni dei firmatari sono persone di colore. Data l’influenza che gli Stati Uniti esercitano in ogni paese siamo tutti profondamente consapevoli dell’impatto sulle nostre vite personali e professionali e sull’intera società del razzismo nel sistema giudiziario degli Stati Uniti.

Siamo anche consapevoli che il risultato di quest’appello avrà un grande impatto su tutte le persone di colore che attualmente si trovano di fronte al sistema giudiziario; il loro caso verrà influenzato, forse anche determinato, da qualsiasi precedente legale ma anche morale stabilito nel caso di Mumia Abu-Jamal.

Tuttavia la nostra inquietudine generale non elimina le nostre preoccupazioni particolari per questa persona dotatissima che ha dimostrato sia prima che dopo la sua incarcerazione di esser dedita al lavoro di cambiare il mondo per migliorare le condizioni di tutti.

Vi chiediamo di prendere nella più attenta considerazione la questione del razzismo in questo caso particolare alla luce delle preoccupazioni delineate più sopra.

Distinti saluti,

Patrick Allen, Hodge, Jones & Allen
Tamsin Allen, Bindman & Partners
Isis Amlak, Director, Kensington & Chelsea Advocacy Alliance
Lord Anthony Gifford QC, 8 King's Bench Walk Chambers
Allison Bailey, Garden Court Chambers
Tim Barnden, Wesley Gryk Solicitors
Sophia Barrett, Christian Khan Solicitors
Geoffrey Bindman, Bindman & Partners
Gilbert Blades, Wilkin Chapman Solicitors
 
Henry Blaxland QC, Garden Court Chambers
Ruth Brander, Doughty Street Chambers
Nick Brown, Doughty Street Chambers
Shereener Browne, Garden Court Chambers
Ruth Bundey, Harrison Bundey Solicitors
Rachel Burley, Christian Khan Solicitors
Emily Burnham, Bail for Immigration Detainees
Brenda Campbell, Garden Court Chambers
Sophia Cannon, Tooks Chambers
Simon Canter, 8 King's Bench Walk Chambers
Natasha Catterson, Fisher Meredith Solicitors
Raj Chada, Hodge Jones & Allen
Rebecca Chapman, Tooks Chambers
Hugo Charlton, 1 Grays Inn Sq. Chambers, Presidente del Partito dei Verdi e portavoce per gli Interni
Mick Chatwin, Renaissance Chambers
Louise Christian, Christian Khan Solicitors
Kevin Cobham, Cobham Solicitors
Sue Conlon, Tyndallwoods Solicitors
Julie Corns, Fisher Meredith Solicitors
Madeleine Corr, Birnberg Peirce and Partners
Paddy Cosgrove QC, Broad Chare Chambers
Stephen Cottle, Garden Court Chambers
Helen Curtis, Garden Court Chambers
Owen Davies QC, Garden Court Chambers
Liz Davies, Garden Court Chambers
Martyn Day, Leigh Day and Co. Solicitors
Rachel Despict, Birnberg Peirce and Partners
Stephen Dinkeldein, Fisher Meredith Solicitors
Laura Dubinsky, Doughty Street Chambers
John Finlay, Fisher Meredith Solicitors
Brendan Finucane, QC, 23 Essex Street Chambers
Edward Fitzgerald QC, Doughty Street Chambers
Matt Foot, Birnberg Peirce and Partners
Andrew Frederick, Christian Khan Solicitors
Danny Friedman, Matrix Chambers
Arantxa Gaba, Kensington Citizen's Advice Bureau
Natalia Garcia, Tyndallwoods Solicitors
Alison Gerry, Doughty Street Chambers
Jonathan Glasson, Doughty Street Chambers
Alex Goodman, Atlas Chambers
Courtenay Griffiths QC, Garden Court Chambers
Wesley Gryk, Wesley Gryk Solicitors
John Halford, Bindman & Partners
Phil Haywood, Doughty Street Chambers
Richard Hermer, Doughty Street Chambers
Glen Hodgetts, Tooks Chambers
David Holland, Landmark Chambers
Michael House, Garden Court Chambers
Colin Hutchinson, Garden Court Chambers
Wayne Jordash, Doughty Street Chambers
Andrew Katzen, Hodge Jones & Allen
Helena Kennedy QC, Doughty Street Chambers
Judy Khan, Garden Court Chambers
Julia Krish, Garden Court Chambers
Robert Latham, Doughty Street Chambers
Anya Lewis, Garden Court Chambers
Catrin Lewis, Garden Court Chambers
Alastair Lyon, Birnberg Peirce and Partners
Ian Macdonald QC, Garden Court Chambers
Alison Macdonald, Matrix Chambers
Daniel Machover, Hickman and Rose Solicitors
Jeannie Mackie, Doughty Street Chambers
Pierre Makhlouf, Hackney Community Law Centre
Sajida Malik, Birnberg Peirce and Partners
Campbell Malone, Stephensons
Mike Mansfield QC, Tooks Court Chambers
Anne Marie Jolly, Hodge Jones and Allen
Kate Maynard, Hickman and Rose Solicitors
Kathy Meade, Hackney Community Law Centre
Rajiv Menon, Garden Court Chambers
Keir Monteith, Garden Court Chambers
Peter Morris, Doughty Street Chambers
Anna Morven, Bail for Immigration Detainees
Aryeh Moss, Moss & Co. Solicitors
Narinder Moss, Moss & Co. Solicitors
Piers Mostyn, Tooks Chambers
Terry Munyard, Garden Court Chambers
Sonali Naik, Garden Court Chambers
Catherine O'Donnell, Garden Court Chambers
Femi Omere, Garden Court Chambers
Tim Owen, QC, Matrix Chambers
Icah Peart QC, Garden Court Chambers
Gareth Peirce, Birnberg Peirce and Partners
Jackie Peirce, Glazer Delmar Solicitors
Martin Penrose, Southwark Law Centre
Anne-Marie Piper, Farrer & Co.
Alan Ponting, Asylum Adjudicator
Beatrice Prevatt, Garden Court Chambers
Professor Richard Rawlings, London School of Economics
Paul Ridge, Bindman & Partners
Nicola Rogers, Garden Court Chambers
Nighat Sahi, Christian Khan Solicitors
Sadat Sayeed, Garden Court Chambers
Mike Schwarz, Bindman & Partners
Lucy Scott-Moncrieff, Scott-Moncrieff, Harbour and Sinclair
Smita Shah, Garden Court Chambers
Phil Shiner, Public Interest Lawyers
Maya Sikand, Garden Court Chambers
Stephen Simblet, Garden Court Chambers
Anne Singh, Christian Khan Solicitors
Jessica Skinns, Bindman & Partners
Abi Smith,Tooks Chambers
Julie Sohrah, Bindman & Partners
Hugh Southey, Tooks Chambers
David Spens QC, Garden Court Chambers
Clive Stafford-Smith, Reprieve
Alison Stanley, Bindman & Partners
Dawn Staple, Hodge, Jones & Allen
Keir Starmer QC, Doughty Street Chambers
Mark Stephens, Finer Stephens Innocent 
Frances Swaine, Leigh, Day & Co. Solicitors
Mark Symes, Garden Court Chambers
Ronan Toal, Garden Court Chambers
Michael Turner QC, Garden Court Chambers
Pete Weatherby, Garden Court Chambers
James Wech, Liberty
Anesta Weekes QC, 23 Essex Street Chambers
Quincy Whitaker, Doughty Street Chambers
Marc Willers, Garden Court Chambers
Marcia Willis Stewart, Birnberg Peirce and Partners
Rebekkah Wilson, Tooks Court Chambers
Sarah Woodhouse, TRP Solicitors
Claire Wright, Fisher Meredith Solicitors
Eleanor Wright, Fisher Meredith Solicitors
Zubier Yazdani, Hodge, Jones & Allen
Hossein Zahir, Garden Court Chambers

-------------------------------------------------------------------------------------------------------

Legal Action for Women, fondata nel 1982, è un servizio legale di base, anti-sessista, anti-razzista per tutte le donne e le loro famiglie. LAW unisce l’accesso a una rete di avvocati simpatizzanti a delle lavoratrici senza un titolo ma di grande esperienza. La sua insistenza sul fatto che nessun caso è "senza speranza", che si può sempre fare qualcosa, ha ottenuto a LAW il riconoscimento anche da parte di eminenti personalità della professione legale. LAW ha impedito molte ingiustizie e ha stabilito precedenti importanti, tra cui la prima denuncia privata per stupro in Gran Bretagna.

Ian Macdonald QC, penalista e principale autorità sulla legge sull’immigrazione, è l’autore del testo standard Macdonald's Immigration Law and Practice, usato da professionisti, funzionari e giudici nel campo dell’immigrazione. A capo dello studio di Garden Court fino al 2003 il Sig. Macdonald è noto per casi importantissimi come quello dei Mangrove Nine, un caso contro l’accusa di cospirazione che venne combattuto e vinto nel contesto di un massiccio appoggio da parte della comunità, e come autore del pionieristico rapporto Murder in the Playground [Assassinio nel cortile di scuola], un’Inchiesta sulla Violenza Razziale nelle Scuole di Manchester, seguita all’assassinio del tredicenne Ahmed Ullah da parte di un altro studente. Il Sig. Macdonald è stato l’avvocato principale per Dwayne Brooks, l’amico di Stephen Lawrence e un teste chiave nell’Inchiesta governativa sul suo assassinio razzista.

Robert R Bryan divenne l’avvocato principale per Mumia Abu-Jamal nel 2003. Da trent’anni Il Sig. Bryan si specializza in casi passibili di pena di morte ed è l’avvocato principale in vari casi di omicidio in corso a livello federale e statale. I casi più significativi comprendono la sua difesa di Anna Hauptmann, la vedova di Richard Hauptmann, giustiziato nel 1936 nel New Jersey per il rapimento e l’assassinio di Charles A. Lindbergh, Jr, e di Jimmy Eagle, accusato dell’omicidio di due agenti dell’FBI nella Riserva Indiana di Pine Ridge. Il Sig. Bryan è il commentatore legale per la televisione ABC a San Francisco e svolge un’intensa attività di conferenziere sulla pena di morte negli Stati Uniti e in Europa.

Alcuni fatti sul processo del 1982 del Sig. Abu-Jamal

L’agente di polizia venne ucciso con una pistola calibro .44. La pistola del Sig. Abu-Jamal, che, in quanto tassista, aveva il permesso di portare, era una calibro .38.

La polizia non analizzò mai la pistola del Sig. Abu-Jamal per vedere se aveva sparato di recente e non analizzò nemmeno le sue mani per vedere se aveva sparato con una pistola.

Al processo venne detto che, all’ospedale, poco tempo dopo la sparatoria, il Sig. Abu-Jamal dichiarò di aver sparato i colpi mortali. Ma questo fu contraddetto in una relazione scritta della polizia da parte di un agente di polizia che rimase con il Sig. Abu-Jamal dal momento in cui venne caricato sul cellulare sul luogo dell’omicidio fino a quando entrò in sala operatoria per la rimozione della pallottola collocata vicino alla sua colonna vertebrale. Quando gli vennero fatte domande sul lungo periodo trascorso a guardia dell’imputato, l’agente di polizia rispose: "Il negro non ha fatto nessun commento." Una settimana dopo l’ufficiale a capo dell’inchiesta sul caso gli chiese se c’era niente che desiderava aggiungere alla sua dichiarazione, a cui l’agente di polizia rispose: "Niente che mi venga in mente adesso." L’agente di polizia venne nascosto alla difesa durante il processo del 1982, per cui non potè testimoniare per contraddire quello che gli altri testi della polizia dichiararono che era stato detto. Incredibilmente, 13 anni dopo, la memoria dell’agente di polizia "migliorò" e dichiarò che aveva sentito il Sig. Abu-Jamal dire mentre giaceva sul pavimento dell’ospedale: "Gli ho sparato. Spero che quel figlio di puttana muoia."

Il medico che lo curò dichiarò che il Sig. Abu-Jamal era privo di sensi e non disse nulla. Lo stesso medico disse che un’infermiera trovò la polizia con le armi cariche puntate sul sospetto mentre giaceva praticamente senza vita sul suo letto di ospedale.

William Singletary, un veterano del Vietnam, locale uomo d’affari, vide tutto l’incidente e dichiarò che non era stato Abu-Jamal a sparare. Tuttavia la polizia lo costrinse a cambiare la sua storia e lo intimidì a tal punto che il Sig. Singletary se ne andò da Filadelfia. Più di dieci anni dopo, il Sig. Singletary rese una testimonianza a un’udienza per la raccolta di prove, dichiarando che il Sig. Abu-Jamal non sparò all’agente di polizia ed era innocente. La polizia aveva esercitato pressioni su di lui perché confermasse la loro versione dei fatti.

Altri testi chiave, come Veronica Jones, che all’udienza del 1995 testimoniò in appoggio al Sig. Abu-Jamal, vennero molestati perché inizialmente testimoniassero il falso. A due testimoni dell’accusa vennero concessi favori speciali, tra cui l’esenzione dalla denuncia per reato penale perché testimoniassero contro di lui.

Durante la preparazione per il processo del 1982, l’avvocato della difesa non parlò nemmeno con un testimone e non ebbe a disposizione i fondi adeguati per difendere un caso che prevedeva la pena capitale. Il Sig. Abu-Jamal non poté permettersi di avere un avvocato competente, un investigatore, o i periti necessari in campi come la patologia e la balistica.

Legal Action for Women Home

All Women Count Home